Consulta

LA CONSULTA DIPARTIMENTALE DELLA ASL ROMA 1

Introduzione

La Consulta Dipartimentale per la Salute Mentale della ASL Roma 1 nasce dalle ceneri delle due consulte precedenti afferenti ai Dipartimenti di Salute Mentale delle vecchie ASL Roma A ed E, ponendo immediatamente la sfida per un rinnovamento, non tanto della sua funzione, delineata dalla Delibera della Giunta Regionale n. 143 del 1998, ma della sua composizione e delle modalità attraverso le quali collabora con un DSM la cui utenza supera il milione di persone [1]. 

Lo spirito che ha ispirato la Delibera 143/98, coerente con gli articoli 32 (Diritto alla salute) e 118 (Principio di Sussidiarietà) della Costituzione, va cercato nell’articolo 14 del Decreto Legislativo 502/98, in particolare il comma 2 [2] e il comma 4 [3], secondo cui è essenziale prevedere la presenza e la partecipazione della rappresentanza dei cittadini, degli organismi di volontariato e di tutela dei diritti presso le ASL. Altro elemento normativo ispiratore può essere cercato nella Legge 328/2000 laddove si attribuisca alla Consulta dipartimentale il significato di “cassa di risonanza” della collaborazione tra istituzione sanitaria, enti locali e privato sociale, dove si evidenzino tutte quelle buone pratiche che, nell’ottica del principio di sussidiarietà e di una sempre maggiore integrazione socio-sanitaria, attivano le reti formali e informali intorno al cittadino/utente. 

Tale spirito si ritrova nella istituzione delle Consulte Dipartimentali di altre Regioni e Province italiane [4], con la redazione di appositi regolamenti che ne esaltano le funzioni, il ruolo di interlocutore privilegiato dell’azienda sanitaria e tutelano la significativa (e talvolta maggioritaria) presenza delle rappresentanze di utenti, familiari ed organizzazioni di volontariato di settore.

Il punto di vista di A.G.A.V.E. sulle funzioni della Consulta 

Secondo la DGR 143/98 gli obiettivi della consulta sono: 

  • promuovere iniziative culturali per il riconoscimento dei diritti dei portatori di sofferenza psichica;
  • proporre alla Direzione dell’Azienda e al Direttore del DSM le iniziative che ritiene efficaci per il miglioramento dell’assistenza; 
  • rappresentare il bisogno di salute dei cittadini; 
  • verificare i livelli di prestazione garantiti. 

Il quadro proposto dalla DGR 143/98 è chiaro ed evidenzia l’importanza del ruolo della Consulta nell’evoluzione delle prestazioni del DSM. I primi due punti si legano infatti alla funzione che la Consulta può avere nella costruzione di una reale cultura della Salute Mentale, nella promozione della prevenzione e nella proposizione continua della ricerca in Salute Mentale. Questi aspetti richiedono alcune precisazioni. 

Quando si parla di cultura della Salute Mentale non è opportuno ribadire semplicemente lo slogan dell’Organizzazione Mondiale della Sanità [5]. È importante stimolare continuamente la costruzione di opportunità di recupero e riabilitazione che non siano solo sanitarie, ma investano sull’intera vita degli utenti. Ciò è tanto più realizzabile se si attivano e coinvolgono tutte le realtà sociali esistenti (dalle reti parentali alle organizzazioni del terzo settore) stabilendo obiettivi precisi e percorsi condivisi. È importante concepire, sviluppare e realizzare una conoscenza diffusa nella cittadinanza e nelle istituzioni sulla Salute Mentale, alimentando continuamente il dibattito sulla qualità della vita psico-fisica delle persone nella società attuale e futura in termini di relazioni, lavoro e ambiente di vita.  

La Consulta può stimolare il DSM a svolgere la sua attività non solo nella gestione delle esigenze del territorio, ma a contribuire a tutti i livelli dell’azione sanitaria con adeguati percorsi di formazione e a tale scopo deve mantenere una costante pressione nei confronti delle Istituzioni affinché siano garantite al Dipartimento tutte le risorse necessarie. 

La ricerca di una qualità diversa dei rapporti tra individui, della formazione scolastica e lavorativa, delle abitazioni, degli spazi pubblici e condivisi, deve poter essere oggetto d’interesse del DSM e della Consulta, nell’ottica di un’azione volta a prevenire il disagio e a costruire quelle reti di solidarietà che tutelino chi il disagio già lo subisce. 

La Consulta deve farsi promotrice di iniziative di ricerca e dibattito scientifico quanto mai necessarie ed aperte a tutti, in una situazione che ormai da troppi anni vede una contrapposizione inutile tra le attività/prestazioni che sono considerate come “basate su evidenze scientifiche” e le “buone pratiche” frutto di esperienze pluridecennali che solo la storia della Psichiatria italiana può vantare rispetto al resto del mondo. È importante, in particolare, che la Consulta contribuisca a rendere consapevole la cittadinanza che può esistere una ricerca sulla cura delle patologie mentali che non si esaurisce nell’identificazione di nuovi farmaci ma che investe l’individuo nella sua totalità ed è altrettanto complessa e significativa quanto la ricerca sul cancro. 

Riguardo ai bisogni di salute della cittadinanza ed alle risposte delle istituzioni sanitarie è fondamentale che la Consulta sia permeabile, attraverso opportune vie di comunicazione, al contributo diretto di utenti, familiari e operatori, al fine di conoscere sempre meglio la situazione dei servizi di salute mentale. In tal senso è possibile favorire una reale collaborazione tra Consulta e DSM ampliando la trasparenza e la diffusione delle informazioni significative nei canali di comunicazione della ASL, affinché la cittadinanza e le Istituzioni siano consapevoli delle attività svolte dalla Consulta e ne possano comprendere criticamente le proposte.

Considerazioni conclusive 

In sintesi, con l’esigenza di proporre una coerenza effettiva rispetto alle indicazioni della normativa,  si vuole rispondere alla sfida lanciata dal nuovo DSM della ASL Roma 1 immaginando una Consulta dipartimentale che: 

  • si ponga come interlocutore privilegiato dell’Azienda e del Dipartimento essendo integrazione di tutte le rappresentanze, istituzionali e non, coinvolte nel conseguimento degli scopi del DSM e nel miglioramento dell’assistenza socio-sanitaria in Salute Mentale; 
  • si doti di un regolamento interno adeguato alle esigenze di efficienza del DSM senza tuttavia ridurre gli spazi di rappresentanza; 
  • eserciti una costante pressione nelle opportune sedi istituzionali per aumentare le risorse disponibili per il DSM; 
  • riesca a monitorare e stimolare risorse istituzionali, del terzo settore e familiari per fare rete e sviluppare modelli innovativi di assistenza; 
  • promuova una cultura della salute mentale e della solidarietà nelle scuole, nei luoghi di lavoro e sui mass media; 
  • promuova la ricerca in ambito psichiatrico e la diffusione delle conoscenze; 
  • costruisca canali di comunicazione istituzionali all’interno della ASL e diretti con la cittadinanza; 
  • definisca, in accordo con il DSM, protocolli di monitoraggio e valutazione periodici dei servizi. 

Note

[1] Con la Delibera 541 del 31/05/2017, il Direttore Generale della ASL Roma 1, il Dott. Angelo Tanese, ha attivato il nuovo DSM e, con la Delibera n. 558 del 01/06/2017 ne ha approvato il Regolamento, proposto dai Coordinatori dei vecchi Dipartimenti, Dott. Andrea Narracci per il DSM RM A e Dott. Giuseppe Ducci per il DSM RM E. Il Regolamento contiene al suo interno le indicazioni per l’istituzione della Consulta Dipartimentale, per la sua composizione, sia in termini di membri effettivi che invitati permanenti (ma senza diritto di voto) e la descrizione delle sue funzioni.

[2] “(..) Le regioni promuovono inoltre consultazioni con i cittadini e le loro organizzazioni anche sindacali ed in particolare con gli organismi di volontariato e di tutela dei diritti al fine di fornire e raccogliere informazioni sull’organizzazione dei servizi. Tali soggetti dovranno comunque essere sentiti nelle fasi dell’impostazione della programmazione e verifica dei risultati conseguiti e ogniqualvolta siano in discussione provvedimenti su tali materie. Per le finalità del presente articolo, le regioni prevedono forme di partecipazione delle organizzazioni dei cittadini e del volontariato impegnato nella tutela del diritto alla salute nelle attività relative alla programmazione, al controllo e alla valutazione dei servizi sanitari a livello regionale, aziendale e distrettuale. Le regioni determinano altresì le modalità della presenza nelle strutture degli organismi di volontariato e di tutela dei diritti, anche attraverso la previsione di organismi di consultazione degli stessi presso le unità sanitarie locali e le aziende ospedaliere.”  (DL 502/98).

[3] “Le aziende individuano inoltre modalità di raccolta ed analisi dei segnali di disservizio, in collaborazione con le organizzazioni rappresentative dei cittadini, con le organizzazioni di volontariato e di tutela dei diritti.(…)”. Ibidem.

[4] Tra gli esempi si vedano il piano strategico per la salute mentale della Regione Sicilia, i regolamenti dei DDSSMM di Benevento, Viareggio, Piacenza, Grosseto, Viterbo e altri.

[5] Non c’è Salute senza Salute Mentale. (Conferenza Ministeriale europea sulla Salute Mentale, Helsinki, Finlandia 12-15 Gennaio 2005)

Rinnovo della Presidenza della Consulta DSM ASL Roma 1 per il triennio 2021-2023 


Speranze e propositi della candidatura del prof. Enrico Ferraro  

 Per la salute mentale nella ASL Roma 1 è necessario un aumento degli investimenti in risorse umane ed economiche. Deve continuare ed aumentare il trend iniziato nel 2018 con i programmi di assunzione in deroga al blocco del turnover. Penso che le ultime esperienze con il Covid-19 ci abbiano insegnato che non è opportuno risparmiare su questa voce. Il potenziamento delle risorse umane deve aumentare sensibilmente il rapporto tra il numero di operatori e la popolazione dei Municipi di pertinenza del DSM e deve vedersi nell’ottica di un potenziamento delle strutture sul territorio, recuperando quelle chiuse e immaginando di aprirne altre che si avvalgano del contributo delle associazioni di volontariato e dei familiari. Rispetto alle risorse economiche previste per la Salute Mentale, è necessario non solo alzare il livello degli investimenti per arrivare al 5% previsto dalla normativa, ma proporre un ulteriore incremento di quel tetto.  

Ma non è solo un problema di quantità di risorse, ma anche di una qualità degli interventi precoci: sarebbe opportuno recuperare la presa in carico diretta dei disturbi emotivi comuni, sempre con la collaborazione dei Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di Libera Scelta, ma con un ruolo più attivo del Dipartimento di Salute Mentale; altrettanto importante sarebbe coinvolgere gli psichiatri dei Centri di Salute Mentale nelle attività di prevenzione della Unità Prevenzione e Interventi Precoci, affinché la loro professionalità si arricchisca delle realtà osservate nei giovani e sugli esordi in giovane età. 

La cura e la cura protratta richiedono risorse aggiuntive, ma richiedono anche il monitoraggio dei risultati e della condizione delle strutture, anche di quelle private convenzionate. La tutela delle persone che hanno già la difficoltà enorme di avere un disturbo invalidante passa anche per un controllo serio delle condizioni di cura, ed a tale scopo è necessario promuovere collaborazione e coordinamento costanti tra settore pubblico e privato, favorendo il confronto all’interno della Consulta stessa. 

Insieme alla cura, la cura protratta e la restituzione alla società sono fondamentali. È necessario quindi un potenziamento del sostegno all’abitare assistito, all’integrazione lavorativa, alla socializzazione, recuperando il ruolo fondamentale delle attività riabilitative semi-residenziali, valorizzando anche le strutture residenziali con proposte concrete di inclusione. Anche in questo le organizzazioni del terzo settore possono dare un contributo importante, mentre il DSM potrebbe favorire la costituzione di cooperative sociali di tipo B che svolgano attività di imprenditoria sociale inclusiva ed ecosostenibile. 

Sapere cosa si fa e dove si dovrebbe andare è fondamentale nell’assistenza della salute mentale. Anche perché la complessità della sfida investe non solo la problematica clinica, ma l’intero assetto della società, dalle scuole, alla casa, al lavoro e a tutto lo spettro delle relazioni sociali. È quindi importante che la Consulta mantenga autonomia di analisi e proposta in un rapporto costante, collaborativo e di stimolo con la Dirigenza aziendale, promuovendo anche iniziative di aggiornamento e di confronto scientifico-culturale. Così come è assolutamente decisivo che si mantenga un collegamento costante con la Consulta Regionale per la Salute Mentale perché le esigenze di utenti, familiari e operatori abbiano delle risposte certe e condivise. 

Il rinnovo della presidenza della consulta ci offre l’opportunità di dare un nuovo contributo al funzionamento del DSM. 

La mia presidenza sarà indipendente e coraggiosa e si muoverà su due direttrici: 

 

  • valorizzare il fatto che siamo membri di un organismo a cui riconosciamo un’importanza strategica per il buon funzionamento del DSM. Il coinvolgimento della cittadinanza, nelle rappresentanze di utenti, familiari, operatori, professionisti di settore, in collaborazione con le organizzazioni del terzo settore e gli enti locali, costituisce uno strumento, se ben gestito, di evoluzione dell’azione istituzionale di salute pubblica. Questo richiede un impegno notevole di tutti noi in un processo di inclusione partecipativa e decisionale. 

 

  • La necessità di realizzare appieno, con la collaborazione e l’aiuto di tutti, il ruolo previsto per la Consulta del DSM dal Progetto Obiettivo per la Salute Mentale e dalla Delibera della Giunta Regionale del Lazio n.143 del 1998 che la istituisce come organo autonomo del DSM. Noi dobbiamo avere una consapevolezza dello stato dei servizi acquisita direttamente, così da poter contribuire al miglioramento degli stessi, recependo le esigenze dell’utenza e collaborando attivamente con il Dipartimento e la Direzione Generale. Ascolto, monitoraggio, cooperazione e discussione quindi, sui temi concreti e fondanti il rapporto DSM-cittadinanza: il budget di salute mentale, l’utilizzo delle risorse umane ed economiche, la qualità dei servizi e delle cure, il rispetto delle norme da parte dei servizi privati, le azioni volte all’integrazione lavorativa e abitativa, la ricerca e l’incremento incessante di strumenti migliori di cura, di cura protratta e di prevenzione.  

 

Questo non è uno scontro tra diversi modi di intendere la salute mentale (e la psichiatria) ma è un percorso da intraprendere insieme, affinché la tutela delle persone fragili che hanno bisogno di cura e riabilitazione sia all’altezza di un paese civile. 

 

 

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